La ricchezza della diversità

Mi chiamo Alessandra, ho 42 anni e attualmente sono la direttrice dell’Associazione Popoli Insieme ODV, che si occupa di accogliere e accompagnare persone rifugiate e richiedenti asilo nella città di Padova.

Ho conosciuto ASCS nel 2013, e questa conoscenza è sfociata piuttosto velocemente in un periodo di un anno presso la missione di La Paz, Bolivia; arrivavo da altre esperienze nello stesso Paese e già mi ero occupata come volontaria di migranti e rifugiati, dunque il piede sull’aereo si è poggiato con facilità!

In quel periodo della mia vita ero mossa da un duplice desiderio, quello di far ritorno nella mia amata Bolivia da un lato, dall’altro quello di mettermi ulteriormente alla prova con il mondo dei migranti e dei rifugiati, avendo modo appunto di farne una professione… ed è proprio ciò che poi, nel tempo, è stato! Per un anno ho gestito la Casa del Migrante di La Paz, collaborando con i padri della missione, e coordinato un progetto di supporto scolastico a bambini e formazione di giovani leader. Ripensandoci a distanza di molti anni, due cose riconosco siano state fondamentali.

La prima, il fatto di non essere lasciata sola: il tipo di incarico richiedeva molto, le responsabilità, l’ambiente non propriamente ospitale, il freddo estremo dentro e fuori casa, l’altitudine, le incomprensioni con i padri… Ma il potere della condivisione – nel bene e nel male – con persone con cui si erano instaurate relazioni profonde, penso al collega di ASCS presente a La Paz e alle colleghe locali del progetto, ha fatto la differenza. Soprattutto per la possibilità di rielaborare e dunque affrontare al meglio le tante cose che si dovevano gestire ogni giorno.

La seconda: la possibilità di cogliere da vivo, in ogni momento della giornata, la ricchezza che c’è nella diversità, scalabrinianamente parlando. Penso infatti con grande affetto ad ogni singola persona passata dalla mia Casa: il tuttofare dall’Ecuador, el mata ratones colombiano con famiglia, gli argentini numerosi, los malavaristas portati dalla migración, Arturo e la guerra delle Falkland Malvinas (“Hermanaaaa”), gli indiani, i nepalesi (ma come cavolo ci erano finiti lì??), i potosini con i bambini, Stefano… ricordo tutti, anche quelli con cui non ci siamo proprio presi, anche quelli che mi ha fatto impazzire, anzi: forse soprattutto loro. Ognuno mi ha lasciato qualcosa, ognuno mi ha aiutato a costruire una parte di me che diversamente non sarebbe stata la stessa.

Una volta tornata in Italia, il mio sogno è diventato realtà a tutti gli effetti: il lavoro con persone rifugiate è diventato la mia professione! Ma per fortuna – prima di tutto – rimane la mia passione, perché in fondo una parte di me è ancora lì, a fissare quelle parole… Yo era migrante y ustedes me acogieron.

Grazie al supporto dei nostri operatori, volontari e donatori in questi 20 anni abbiamo costruito molto. Anche tu puoi fare la differenza.

2024-03-22T15:44:40+01:00
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