Un’incubatrice di sogni

ph Liblin Palacios

È sempre complesso presentarsi, pertanto mi limiterò a scrivere poche informazioni: mi chiamo Giorgia; sono un’educatrice professionale, che ritengo il lavoro più bello del mondo; amo la montagna, e in particolare l’arrampicata in falesia, nonostante sia particolarmente scarsa; credo non potrei vivere senza musica; sogno un mondo con più ponti e meno muri, o meglio un mondo senza muri e faccio il possibile per costruirlo. Questa esigenza è diventata centrale nella mia vita anno dopo anno, trasformandosi in urgenza di vivere sempre più momenti di incontro connessi al grande tema della mobilità umana.

Nel 2019 con il mio super amico Fra abbiamo deciso di entrare in questa grande e variegata realtà di Più Ponti Meno Muri (l’Animazione Giovanile Interculturale di ASCS), partecipando al campo Io Ci Sto in Puglia, durante il quale abbiamo parlato del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, nello specifico nelle piantagioni di pomodoro a Borgo Mezzanone.

Abbiamo trascorso i pomeriggi di quella settimana in Pista, attorno alla quale negli anni è stata costruita una vera e propria cittadina informale di baraccopoli e abitazioni improvvisate nelle quali vivono i braccianti stagionali. Qui le due attività svolte da noi volontarie e volontari erano scuola di italiano e ciclofficina, quest’ultima essenziale per poter risparmiare i soldi che sarebbero stati necessari per i passaggi fino ai campi. È stata una di quelle esperienze che risuona dentro nella quotidianità, toccando corde sempre più profonde e forti, che mi ha spinta a non fermarmi qui.

Due anni dopo, ho partecipato, sempre con il fedelissimo Fra, ad Attraverso Cosenza, primo esperimento di campo nella città, incentrato sulla transculturalità e composto da un cerchio di volontarie e volontari davvero colorato e proveniente dal mondo intero, profonda ricchezza di quest’esperienza. Al termine della settimana ho chiesto se potessi aggiungermi al gruppo di attiviste e attivisti che durante tutto l’anno pensano a iniziative da proporre nelle proprie città, oltre alle settimane di campi estivi.

Negli anni i progetti sono aumentati, perché come dice Jonas, Più Ponti Meno Muri è un’incubatrice di sogni e l’unico modo per cambiare davvero la nostra società è sognare insieme, creando sempre più scintille di umanità (anche questo slogan di Jonas, grazie).

Ho vissuto diverse altre esperienze, questa volta da staff, accompagnando gruppi ai week-end Confine a Oulx e Trieste e alle settimane di Attraverso a Trieste che mi hanno portata a orientare il mio lavoro di tesi proprio sulla tematica dei confini italiani di Ventimiglia, Oulx e Trieste: il confine non può lasciare indifferenti, il confine è rappresentazione massima di tutte le ingiustizie promosse da un sistema di politiche discriminatorie in contrasto netto con le realtà solidali che danno supporto alle persone transitanti, restituendo loro dignità in quanto esseri umani e cercando per quanto possibile di colmare un vuoto istituzionale.

Accanto all’esperienza diretta dei confini, con Anna, attivista e grande amica, abbiamo portato il primo Crossover a Venezia, che è stato molto partecipato dimostrando il bisogno di creare spazi di confronto e occasioni per parlare di migrazioni; in questo caso è stato possibile attraverso le voci di Anna e Diego fondatori dell’associazione Lungo la rotta balcanica.

Infine a settembre di quest’anno ho preso parte al progetto Pick your size, che ha l’obiettivo di portare nelle scuole laboratori incentrati sulla libertà di movimento e mobilità umana attraverso attività interattive.

Spero di riuscire a continuare ad essere parte attiva di questa magica realtà, con il desiderio che tali esperienze e incontri portino sempre più persone a sentire la necessità profonda di prendere posizione e stare dalla parte giusta della storia, dal momento che abbiamo il privilegio di poter scegliere di farlo. In più essere parte di Più Ponti Meno Muri – ASCS mi dà davvero fiducia nella possibilità di promuovere un cambiamento che metta al centro le persone in quanto tali, senza stigmatizzazioni e razzismi, riconoscendone la ricchezza intrinseca in quanto esseri umani.

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