Trovare le parole per chiedere aiuto: la storia di Selma

Selma (nome di fantasia) è arrivata in Italia 8 anni fa con i 4 figli dall’Egitto grazie al ricongiungimento familiare con Ahmed, il marito che lavora come imbianchino. Selma in questi anni in Italia è uscita molto poco di casa non intessendo relazioni al di fuori della comunità islamica della moschea che frequenta con la famiglia. Ahmed si è sempre interessato di tutto, dalle pratiche burocratiche ai rapporti con la scuola dei figli al mantenimento della famiglia.
Ahmed ha sempre avuto un atteggiamento di possessività nei confronti di Selma non permettendole di uscire da sola e non aiutandola ad inserirsi nella comunità milanese. Inoltre, all’interno della coppia ha sempre mantenuto una posizione di superiorità non trattando mai Selma da pari ma sempre come una persona “inferiore”.
A novembre 2024 la situazione in casa è peggiorata ed Ahmed ha iniziato a trattare sempre peggio Selma offendendola e denigrandola
continuamente. A febbraio 2025 Ahmed ha deciso di lasciare Selma ed i suoi figli per tornare in Egitto dove ora vive con un’altra donna.
Selma dopo questo evento è caduta in una forte depressione e la famiglia ha avuto dei mesi di sbando e di problematiche. Il figlio di 16 anni di Selma ha chiesto aiuto all’Imam della moschea che conoscendo il progetto di ASCS ha contattato l’associazione chiedendo un aiuto psicologico per la signora. Selma è stata presa in carico dalla psicologa di lingua araba che si è trovata a gestire una situazione molto difficile in quanto a causa dell’abbandono del padre tutto il nucleo familiare aveva bisogno di molteplici aiuti.
Selma all’inizio rifiutava di intraprendere il percorso psicologico soprattutto a causa del fatto che nella sua cultura di origine una persona che chiede supporto psicologico è considerato “matto” e viene automaticamente escluso dalla comunità.
L’associazione non ha però abbandonato Selma e con l’aiuto della psicologa ha iniziato a seguirla aiutandola nelle cose pratiche e concrete grazie alla rete creata in questi anni intorno al progetto. Una associazione della rete ha istruito la pratica di rinnovo di permesso di soggiorno che era scaduto e non era stato rinnovato da Selma (non sapendo come funzionassero le pratiche in Italia). Con il supporto di un’altra associazione è stata data a Selma una tessera alimentare per ricevere cibo per la famiglia. Selma ad aprile ha iniziato la scuola di italiano (parla solo arabo marocchino) ma a causa della sua depressione non riusciva a seguire ed a giugno la situazione non era migliorata di molto.
In estate si sono cercati dei centri estivi per i figli di 12,14,16 e 17 anni e nel frattempo si è continuato a seguire Selma. Dopo circa sei mesi dal primo contatto a settembre Selma ha deciso di intraprendere un percorso di supporto psicologico come dice lei “per me ma anche per i miei figli”. Ad oggi Selma si sta aprendo e sta lavorando sulle sue difficoltà e sui traumi della sua storia di vita. Le è stato chiesto di partecipare anche al gruppo di AutoMutuoAiuto appena partito in lingua araba ma ancora non se la sente.
Ad ottobre ha anche riiniziato la scuola di italiano e ad oggi sta partecipando, seppur con la difficoltà dovuta principalmente ad una scarsa scolarizzazione di base. Grazie al progetto si è riusciti ad aiutare questa donna ed il suo nucleo familiare e si spera che con il tempo lei possa sentirsi sempre meglio ed affrontare con sempre più forza i cambiamenti che l’ultimo anno ha portato.


