Dove nasce il coraggio: la mia storia a Casa Scalabrini 634

Mi chiamo Alì Jubran, ho trent’anni e vengo dalla Libia. Sono arrivato in Italia nel 2020, in cerca di sicurezza, con la speranza di una vita migliore. Per due anni ho vissuto in un centro di accoglienza a Roma, ma mentre si avvicinava il momento di uscire da lì, dentro di me cresceva una grande paura: affrontare la vita da solo, senza punti di riferimento. Sembrava impossibile!

È stato in quel momento di incertezza che ho scoperto Casa Scalabrini 634. Della prima volta che ci sono entrato ho un’immagine che ancora ricordo: ero in aula, pronto per il corso gratuito di scuola guida, quando ho sentito un profumo intenso e familiare di cibo proveniente dalla cucina. Mi sono chiesto: “Qui si fa scuola o si sta in famiglia?” Ho chiesto a un amico e lui mi ha raccontato che quella non era solo una scuola, ma una vera casa d’accoglienza per migranti. Un luogo aperto, vivo, dove la comunità si incontrava, si aiutava e cresceva insieme.

Quella spiegazione ha acceso qualcosa in me. Era diverso da tutto ciò che avevo vissuto finora. Quando ho saputo che presto avrei lasciato il centro di accoglienza, ho capito che Casa Scalabrini era arrivata al momento giusto: un segno, un’opportunità da non perdere!

Dopo alcuni colloqui con Chiara e il team della Casa, mi è stata offerta la possibilità di viverci. Così è iniziato il mio nuovo cammino, che posso dire senza esitazione essere stato il più importante dal momento in cui sono arrivato in Italia.

A Casa Scalabrini ho trovato molto più di un tetto: ho trovato rispetto, umanità e condivisione. Ho amato le attività con gli altri ospiti, i momenti conviviali con i volontari che spesso si univano a noi per mangiare insieme. Era un luogo accogliente, una vera Casa. Per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono sentito a casa, come in Libia.

Quando ho lasciato Casa Scalabrini, portavo con me un’energia nuova e una gratitudine profonda. Avevo imparato tanto, soprattutto ad aprirmi e ad ascoltare. Avevo incontrato persone che davvero si prendevano cura degli altri e che ascoltavano le storie di migranti come me. Per questo, anche dopo un anno e mezzo, torno spesso a trovarli.

Mi piace rivedere gli operatori, conoscere i nuovi ragazzi e raccontare la mia esperienza. Mi dà forza sapere che posso essere d’aiuto per chi sta ancora cercando la propria strada verso l’autonomia.

Oggi vivo da solo, lavoro e ho trovato una mia stabilità. Ma la lezione più grande che Casa Scalabrini mi ha lasciato è il coraggio: il coraggio di vivere in comunità, di aprirmi agli altri, di creare legami, anche quando la vita ti fa affrontare sfide difficili. Grazie a questo riscoperto coraggio, ho deciso di seguire un corso da mediatore linguistico e culturale e di dedicarmi al teatro, un modo per esprimermi e per avvicinare le persone.

I miei sogni per il futuro?
Poter tornare un giorno nella mia terra, in Libia, e trovare un luogo di pace. Vorrei poter vivere una vita comunitaria anche lì, vicino alla mia famiglia, come quella che ho sperimentato qui.

Il mio augurio per Casa Scalabrini, oggi che compie 10 anni?
Il mio augurio è semplice e sincero: che possano nascere sempre più luoghi così, perché ogni persona migrante merita di trovare una vera Casa nel suo cammino.

Grazie di cuore, Casa Scalabrini 634!

Diventa scintilla
che fa brillare i sogni!

Diventa scintilla
che fa brillare i sogni!