“Grazie per avermi ascoltata”: le parole di M.S.

A raccontarci questa storia è Fernanda, psicologa del progetto Wasi di Milano dal 2025, che ha seguito M.S. in lingua spagnola. Il nome della donna è stato modificato per tutelarne la privacy.
M.S. ha 47 anni e un volto che accoglie con un sorriso anche quando gli occhi sono lucidi di pianto. La sua storia è un viaggio attraverso la perdita, ma soprattutto un testamento di straordinaria resilienza. Cittadina ecuadoriana, rimasta vedova 16 anni fa, aveva cercato rifugio e stabilità nella casa della nonna, l’unico pilastro della sua vita. Tuttavia, alla morte di quest’ultima, i legami familiari si sono spezzati. M.S. è stata allontanata dall’abitazione dalle sorelle della nonna, ritrovandosi improvvisamente senza un tetto.
In quel momento di estrema vulnerabilità, ha cercato di ricostruirsi una vita accanto a un uomo, ma quella che doveva essere una ripartenza si è trasformata in un incubo segnato dalla violenza fisica e psicologica. È stato allora che M.S. ha preso la decisione più difficile: fuggire dall’Ecuador verso l’Italia con la figlia minorenne, sperando nel sostegno della figlia maggiore che già viveva qui.
Ma l’arrivo in Italia, cinque mesi fa, le ha riservato un’altra prova dolorosa. Dopo solo un mese, la figlia maggiore, che convive con un compagno da pochi mesi, l’ha mandata via di casa: l’urgenza di lavorare e le difficoltà di M.S. nell’imparare l’italiano da un momento all’altro hanno creato una frattura insanabile.
Da quel momento, la sua vita è diventata una sfida quotidiana per la sopravvivenza. Oggi vive ospite di un’amica conosciuta da poco, in una casa dove lo spazio non basta per tutti. La figlia minore dorme sul divano, mentre M.S. passa le sue notti seduta su una sedia, l’unico posto disponibile per riposare le poche ore che la preoccupazione le concede.
Nonostante l’assenza di documenti e la necessità di rivolgersi alla mensa del Tricolore per mangiare, M.S. non si è mai arresa. Ha trovato lavoro come badante per una signora anziana che purtroppo è venuta a mancare dopo due mesi; con i pochi risparmi di quel lavoro, invece di dare priorità a bisogni immediati, ha cercato un legale per capire come regolarizzare la sua posizione e richiedere asilo politico.
Quando è arrivata allo sportello di ASCS, M.S. aveva in tasca solo i soldi per il biglietto della metropolitana. Si è presentata all’appuntamento con due ore di anticipo, mossa da una dignità e da un rispetto immenso verso chiunque le tenda una mano.
Per lei, ASCS è un luogo dove può sentire una voce amica, dove le sue radici le danno forza e dove, dopo tanto tempo, è stata ascoltata.
Oggi M.S. prega ogni giorno e cerca un lavoro e una casa, sostenuta da una fede incrollabile e da una capacità di adattamento che colpisce chiunque la incontri. Il suo saluto, fatto di gratitudine e speranza, racchiude il senso del nostro impegno: “Grazie per avermi ascoltata e per farmi sentire un essere umano”.


