Il privilegio di essere vivi
di Irene Corsani
Johannesburg: una città difficile ma con persone magnifiche. La descriverei cosi, la quinta città più pericolosa al mondo, ebbene si la sicurezza è la prima cosa con cui ti scontri a Johannesburg. Perché la libertà a cui sei abituato in Europa diventa un privilegio che non tutti hanno. E forse è anche grazie a questo che cresci e maturi, perché capisci l ‘importanza delle piccole cose come una passeggiata. Capisci che cosa significa non avere un aiuto dalle forze dell’ordine, capisci la corruzione, capisci i dislivelli sociali, capisci che forse i veri problemi sono altri. Ma Johannesburg non è solo questo, non è solo corruzione e pericolo, è anche tanto altro. E questo “altro” è detenuto dalle persone bellissime e magnifiche che questa città ha. Dalle diverse culture che si mischiano fra loro per creare qualcosa ancora più bello. Dalla mentalità sempre positiva e solare, come mi è stato spiegato più di una volta, domani non puoi sapere quello che succederà quello che sai è che ora in questo momento sei vivo. E questo ti deve bastare non ti serve altro. Hai te stesso e hai la vita. Il resto sono solo conseguenze ma finche hai la vita puoi fare tutto quello che vuoi. Ringrazia che puoi ridere, piangere, respirare, dormire, sognare perché sei vivo oggi, non perché sarai vivo domani. Questa è una delle prime cose che mi hanno insegnato e che ancora tutt’ora faccio fatica a capire. Perché questo comporta che l’organizzazione di qualsiasi cosa abbia dei tempi molto lunghi, e nessuno riesce ad organizzare o programmare qualcosa da qui a un mese di distanza.
Non possiamo fare di tutta un l’erba un fascio, perché ci sono anche tante persone che non la pensano cosi. Ci sono tante persone che sono rimaste a delle mentalità molto antiche. Questo dovuto alla storia del paese, una storia cruenta e devastante. Una storia che mi ha affascinato molto, o meglio mi ha fatto pensare molto. Non potremmo mai capire che cosa significa essere denigrati e incolpati per il colore della nostra pelle, perché noi siamo i fortunati siamo i privilegiati ma siamo anche quelli che hanno distrutto la cultura e le usanze di questo paese. Quelli che hanno saccheggiato, derubato e dichiarato che fosse di nostra proprietà. Dal passato possiamo solo apprendere e far sì che non si ripetano mai questi atrocità. Perché ad oggi il Sud Africa non è di quelle persone che lo hanno derubato, distrutto, calpestato ma è di tutte quelle persone che ancora oggi portano avanti la cultura Zulu,Ndebele,Xhosa.
Il mio servizio civile presso la parrocchia Saint Patrick Church mi sta insegnando molte cose e sento che sto crescendo molto. Sto conoscendo tantissime culture, tantissime persone e tanti ideali e pensieri che fino a un anno fa non sapevo nemmeno che esistessero. Io e Margherita ( mia collega nonché coinquilina nonché ormai sorella) siamo cresciute molto e cambiate, abbiamo trovato un bellissimo equilibrio in casa e anche nel lavoro siamo molto compatibili. E’ Grazie anche a lei se questa esperienza sia magnifica. Nel nostro tempo libero ci ritroviamo spesso con l’altro gruppo di civiliste di Johannesburg, con le quali abbiamo è nato un bellissimo rapporto.
Dal punto di vista professionale potrei spiegare iniziando sa come è strutturata. La nostra settimana lavorativa. Inizia il martedì con l’associazione caritatevole Madre Teresa. La quale gestisce la distribuzione di pasti caldi e verdure ai più bisognosi. La mattina la dedichiamo all’organizzazione di tutto e cuciniamo i pasti, il pomeriggio verso le 16:00 apriamo le porte. Generalmente arriviamo quasi sempre 600-800 persone. Da famiglie con bimbi molto piccoli, a ragazzi molto giovani, a persone anziane a persone sole, a disabili, a tossicodipendenti. I primi mesi sono stati molto difficili, ma con il passare del tempo ho iniziato a conoscere queste persone e capire le loro situazioni. Non è che ora sia semplice ogni volta vedere così tante persone ma sicuramente sono più tranquilla con me stessa. È sempre comunque un colpo al cuore vedere così tante persone ogni volta. Ma le signore dell’associazione sono molto organizzate e riescono ogni volta a servire tutti e far contenti tutti. Mi trovo molto bene con loro anche perché sono persone anziane che svolgono questo lavoro da ormai 30 anni. Mi ricordano molto le mie nonne, quindi è sempre un piacere essere li con loro.
L’altra parte del progetto riguarda i bambini della Saint Patrick Church. Con i quali abbiamo creato un legame molto forte e molto sincero. Sono veramente tanti ma ognuno di loro ti insegna qualcosa. Vanno da un’età compresa dai 4 ai 14 anni. Generalmente il sabato pomeriggio è dedicato a loro, per la prima parte del progetto svolgevamo un corso di danza che si è concluso con la presentazione di due balletti durante Il Festival of Nation. Il ballo era una tipica danza italiana (tarantella) dato che il Festival Of Nation era un’occasione per festeggiare tutte le culture diverse all’ interno della parrocchia. Nella seconda parte del progetto abbiamo iniziato il corso del dopo scuola che svolgevamo il giovedì e venerdì pomeriggio dove i bambini potevano venire a completare i propri compiti, ripassare materie, studiare o anche solo passare del tempo in silenzio.
Successivamente abbiamo iniziato il corso di teatro dove abbiamo preparato con i nostri bimbi un bellissimo spettacolo di Natale. Dove hanno cantato, suonato, ballato e recitato. E’ stato molto bello e molto emozionante. Sicuramente continueremo con il corso dato che molti bambini volevano provare altre storie e altri personaggi da interpretare.
Durate questi mesi ci sono state anche molte uscite con i nostri bambini, siamo state un giorno in piscina e a vedere un museo. Giornata fantastica soprattutto per i bambini che si sono divertiti tantissimo e anche per noi perché abbiamo legato ancora di più con loro.
Per il periodo di dicembre e poi gennaio dato che i bambini non andavano a scuola abbiamo anche svolto un Summer camp. Dove i bambini potevano venire tutto il giorno per giocare e divertirsi insieme. Abbiamo diviso i bambini in due squadre e poi ogni giorno decidevamo che giochi fare insieme. Inutile dire che si sono divertiti come pazzi e soprattutto hanno imparato molto la solidarietà e l’importanza di essere in una squadra.
Posso concludere confermando che la decisione di partire per un anno dall’altra parte del mondo si è rivelata una scelta fantastica e potessi la consiglierei a tutti.



