Persone migranti: Scalabriniani, il Mediterraneo non può essere un mare di morte

COMUNICATO STAMPA

Missionari Scalabriniani Europa–Africa

Roma, 4 febbraio 2026 – Nel Mediterraneo centrale continuano a morire persone migranti e rifugiate in modo silenzioso e invisibile. Nelle ultime settimane, diverse imbarcazioni partite dalle coste nordafricane della Tunisia non sono mai arrivate a destinazione. 380 persone risultano disperse in mare, senza che di molte di loro resti un nome, una storia, una notizia certa.

Si tratta di morti senza necrologio: non rientrano nei conteggi ufficiali e che rischiano di scomparire anche dalla coscienza pubblica. Donne, uomini e bambini che hanno perso la vita lungo una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Come Missionari Scalabriniani, presenti nei luoghi di partenza, transito e arrivo delle persone migranti, non possiamo considerare queste morti come eventi inevitabili o accidentali. Esse sono il risultato di scelte politiche precise: la chiusura delle vie legali di accesso, l’esternalizzazione delle frontiere, l’indebolimento delle operazioni di ricerca e soccorso in mare.

Padre Francesco Buttazzo, Superiore regionale dei Missionari Scalabriniani Europa–Africa: «Ogni persona morta nel Mediterraneo aveva un nome, una storia, dei legami. Quando queste vite restano senza memoria, perdiamo tutti qualcosa della nostra umanità. Come Chiesa e come società non possiamo abituarci a un mare che diventa confine di morte invece che spazio di incontro.»

La progressiva normalizzazione di queste tragedie produce un duplice effetto: da un lato mette a rischio la vita delle persone in movimento, dall’altro erode la responsabilità collettiva, trasformando il Mediterraneo in uno spazio di morte e indifferenza.

Fare memoria delle vittime non è un gesto simbolico, ma un atto politico e umano. Significa riconoscere che ogni persona morta in mare aveva un progetto di vita, legami affettivi, diritti fondamentali. Significa anche interrogarsi sulle responsabilità dell’Europa e sulle politiche che continuano a rendere la migrazione un percorso mortale.

Rinnoviamo quindi con forza alcune urgenze non più rimandabili: l’apertura di canali legali e sicuri di ingresso, per sottrarre le persone ai trafficanti e ai viaggi di approdo; una narrazione pubblica responsabile, che restituisca dignità alle persone migranti e alle vittime delle frontiere.

Il Mediterraneo non può continuare a essere un luogo di morte. Ricordare le vittime significa scegliere, oggi, politiche che mettano al centro la vita, la dignità e il futuro delle persone.

Ufficio Stampa UCoS: Gabriele Beltrami
[email protected]www.scalabriniani.net (+39) 328 0948221

Ufficio Comunicazione UCoS: Fabiola Frroku
[email protected] – (+39) 349 4595281

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