Mohamed: una casa, un sogno, una nuova vita
Mi chiamo Mohamed, ho 48 anni e vengo dalla Guinea. Ma oggi mi sento italiano, al 100%.
La mia storia con Casa Scalabrini 634 inizia nel giugno del 2015. Sono stato tra i primi ad arrivare. In quel periodo facevo diversi lavori, uno di questi era in un centro per minori, dove facevo i turni di notte.
Quando sono entrato a Casa, ho trovato Claudio, Gioacchino ed Emanuele. Con loro si è creata subito una bella intesa. E piano piano anche con i nuovi arrivati, molti giovani neomaggiorenni che iniziavano il loro percorso.
Casa Scalabrini è diventata presto anche casa mia. Mi prendevo cura degli spazi comuni, curavo la piccola moschea al secondo piano e aiutavo i ragazzi a capire quanto fosse importante quel luogo: uno spazio prezioso, che meritava rispetto e attenzione.
Sono stati anni intensi, difficili ma pieni di stimoli. Avevo un sogno: costruirmi una vita autonoma e indipendente così da poter vivere con la mia famiglia in pace.
Per un periodo ho lavorato come magazziniere. Mi impegnavo ogni giorno, e a poco a poco ho conquistato la fiducia dei miei datori di lavoro. È così che è arrivato il mio primo contratto a tempo indeterminato. Un passo enorme che significava anche
Per me, l’autonomia significava anche una cosa concreta: la patente. Sapevo che, potendomi muovere in libertà per Roma, avrei potuto accettare più lavori e organizzarmi meglio. Ho studiato tantissimo, anche durante i mesi in Casa. Ricordo che il giorno in cui traslocai nella mia nuova casa, avevo anche l’esame finale della pratica.
Rita, operatrice a Casa Scalabrini, mi aveva aiutato con il trasloco e notava che ero un po’ agitato. Non le avevo detto che avevo l’esame. Ma andò tutto bene. Avevo studiato con impegno, e quel giorno ho raccolto il frutto di tanto sforzo, festeggiando poi con tutti quanti in Casa.
Con Rita, avevo condiviso anche un passo molto importante: cominciare la procedura per il ricongiungimento familiare con mia moglie. E’ un percorso lungo e difficile che richiede tanti documenti e anche tanto supporto emotivo. Rita e tutti in Casa mi hanno aiutato in questa procedura ad essere seguito nel miglior modo possibile e a pochi mesi dall’uscita, mia moglie è arrivata in Italia.
La mia vita ha ricominciato una seconda fase quando c’è anche mio figlio qui con me. Ora sogno di garantirgli un futuro sicuro e nel quale possa avere tante opportunità per vivere la propria vita al massimo.
Oggi sono felice di guardarmi indietro e vedere quanta strada ho fatto. Casa Scalabrini 634 è stata davvero una scintilla: ha acceso in me il sogno di futuro, e mi ha aiutato a percorrere la strada per realizzarlo. A questa Casa auguro di svolgere il proprio impegno al fianco delle persone migranti ogni giorno con la stessa passione con cui ha accolto me. E ai ragazzi che la vivono auguro di gettare le basi per un futuro pieno.



