Mondi Comuni: Tesori dalle 39 Nazioni

Cosa rende una casa, una Casa? Dal 2016, il progetto Il Mondo in Casa ha attraversato confini e abbattuto pareti, accogliendo frammenti di vita provenienti da 39 nazioni diverse. Questa mostra non è solo una collezione di oggetti, ma una mappa dell’umanità condivisa.
“Mondi Comuni” ci invita a guardare oltre l’esotismo, per trovare in un tappeto, in una maschera o in un semplice bicchiere di legno, il riflesso dei nostri stessi desideri: appartenenza, bellezza e il calore di un incontro.
Benvenuti in questa Casa grande quanto il mondo.
Ricamo Khamak – Artigiane afghane – 2020
I motivi hazara sono tra gli elementi artistici più antichi del folklore afghano. Sono un’identità artistica distintiva del popolo hazara. Questa arte trae ispirazione dalla natura nonché dalle credenze politiche e religiose. Numerose incisioni rupestri e lo stendardo di Kaveh testimoniano queste antiche origini. Il ricamo Khamak è un’espressione vivida dei motivi hazara in abbigliamento e arredamento. Oggi, questo artigianato è entrato nella moda internazionale. Gli stilisti hanno creato modelli moderni basati su un’arte delicata, interamente cucita a mano.
Dying of Laughter – Marin Nikolla & Denis Muça (Artista) e Vasil Kuka (Artigiano) – 2025
I vasi in terracotta concepiti da Marin Nikolla e realizzati dall’artigiano Vasil Kuka si configurano come dispositivi simbolici che mettono in relazione progettazione contemporanea e sapere tradizionale. Il gesto rotatorio della lavorazione ceramica, elemento fondativo del processo, viene reinterpretato come matrice originaria delle tecnologie produttive contemporanee, fino alla stampa 3D. L’opera, presentata al Fuori Salone 2025 presso Slow Mill, ha rappresentato l’Albania in uno dei contesti più rilevanti del design internazionale, trasformando la pratica artigianale in linguaggio progettuale e culturale condiviso.
Gandoura Annabiy – Artigiano algerino di Annab – XX–XXI secolo
La gandoura annabiya è un abito tradizionale originario di Annaba, a est dell’Algeria. Si distingue per tessuti fluidi e ricami “majboud”, realizzati con fili dorati a rilievo. Riflette influenze berbere, arabe e ottomane. Indossata durante matrimoni e celebrazioni, rappresenta eleganza, femminilità e il valore della tradizione artigianale tramandata nel tempo.
Poncho – Artigianato argentino – XX secolo
Il poncho argentino, simbolo del gaucho, ha radici pre-ispaniche. Realizzato in lana con un’apertura centrale, unisce protezione e identità in un design artigianale senza tempo.
L’essenza delle radici – Giovanni Manzoni Piazzalunga – 2025
Il dipinto cattura un istante sacro: una madre Guaranì stringe a sé il figlio, fondendosi in un abbraccio che profuma di terra e storia. I tratti decisi del volto della donna raccontano la resilienza di un popolo, mentre la pelle ambrata del piccolo brilla alla luce calda del Sudamerica. Le vesti dai colori vivaci e le decorazioni tradizionali non sono semplici ornamenti, ma simboli di un’identità fiera. È una maternità universale eppure profondamente indigena, dove ogni pennellata vibra di un amore ancestrale che connette il passato al presente, celebrando l’origine più pura.
Collana Juruna – Artigianato indigeno – XXI secolo
I Juruna (Yudjá), abitanti del Mato Grosso e del Pará lungo il fiume Xingu, vivono in simbiosi con la foresta pluviale. Pescatori e agricoltori di lingua tupì, legano la propria spiritualità ai sistemi fluviali. Per loro, la collana non è un semplice ornamento, ma un racconto della vita del guerriero: ogni elemento simboleggia titoli, abilità e saperi appresi. Attraverso rituali di caccia, pesca e cura, i giovani completano una formazione che garantisce maturità e riconoscimento sociale, rendendo ogni monile una vera cronaca identitaria della loro crescita nella comunità.
Güveç – Artigianato bulgaro – XX secolo
Il Giuvedj (o Gyuvech) è l’iconica casseruola in terracotta della cucina bulgara. Erede della sapienza dei Traci, sfrutta le proprietà dell’argilla per una cottura lenta e uniforme. Grazie alla sua porosità, il piatto “respira”, trattenendo l’umidità e intensificando gli aromi senza bruciare gli alimenti. In passato si usava direttamente sulle braci; oggi resta il segreto per carni succose e verdure tenere. Non è solo un utensile, ma un vero rituale conviviale: il simbolo di una tradizione millenaria che riunisce ancora oggi la famiglia attorno a piatti ricchi e profumati.
Nodo beneaugurale – Prodotto tradizionale cinese – XXI secolo
Simbolo millenario di armonia, il nodo quadrato cinese rappresenta l’unione senza fine e la longevità. In questa opera decorativa, la struttura dell’intreccio incastona la figura della carpa, creatura che secondo la leggenda risale le correnti per trasformarsi in drago. Attraverso un raffinato gioco di omofonia (in cinese “pesce” e “abbondanza” condividono lo stesso suono yú), l’oggetto diventa un potente talismano di prosperità. Un manufatto che trasforma il cordoncino rosso in un linguaggio visivo di speranza e augurio per il nuovo anno.
Preparazione del caffè – Artigianato colombiano – XX secolo
Questa scena evoca il cuore delle case colombiane, dove il caffè non è solo una bevanda, ma un rito domestico. Il metodo raffigurato utilizza un colino di stoffa sospeso su un supporto di legno: l’acqua calda attraversa lentamente la polvere macinata, filtrando l’essenza direttamente nella tazza. Questa tecnica artigianale, tramandata dalle nonne, riempiva le cucine di un profumo inconfondibile, celebrando una ritualità fatta di attesa e cura. Un gesto quotidiano che ancora oggi rappresenta il legame indissolubile tra terra, famiglia e tradizione.
Sombrero – Artigianato colombiano – XX secolo
Il Sombrero Vueltiao è uno dei massimi simboli della Colombia e del suo patrimonio culturale. Questo capolavoro di artigianato è intrecciato interamente a mano dagli indigeni Zenú utilizzando la “caña flecha”, una fibra naturale lavorata con tecniche ancestrali. Il cappello è reso unico dai tipici motivi geometrici bianchi e neri, che rappresentano elementi della natura e della cosmogonia indigena. Flessibile, leggero e straordinariamente raffinato, il Sombrero Vueltiao non è solo un accessorio, ma un emblema di sapienza tecnica e resistenza culturale.
Poncho – Artigianato colombiano – XX secolo
Il poncho colombiano è un pilastro dell’abbigliamento tradizionale, nato per affrontare il clima rigido della regione andina. Realizzato a mano con fibre di lana spessa e resistente, questo indumento non è solo una protezione contro il vento e il gelo, ma un autentico vessillo dell’identità rurale. Ogni regione declina colori e motivi decorativi in modi unici, trasformando il poncho in un linguaggio visivo che esprime appartenenza e orgoglio popolare. Un manufatto che custodisce secoli di sapienza artigianale, unendo funzionalità e profondo valore culturale.
La marcha de la bandera – Kasay Herrera Calle – 2021
In La marcha de la bandera, Kasay Herrera Calle rappresenta un gruppo di bambini che attraversa la città con bandiere cubane. La scena intreccia infanzia, tradizione civica e dimensione comunitaria, trasformando un gesto quotidiano in simbolo di continuità generazionale e appartenenza culturale. L’architettura urbana dialoga con il movimento del corteo, custodendo memoria e presenza collettiva. Realizzata con la tecnica della linografia a taco perdido, ogni stampa è unica e irripetibile, animata da colori intensi e segni incisivi.
Poncho – Artigianato ecuadoregno – XX secolo
Questo poncho ricamato non è solo un abito, ma un racconto della cosmologia Kitu Karanqui. Al centro del decoro pulsa il ciclo vitale che armonizza società, spirito e politica, riflettendo la potenza del “Sole Diretto”. Il termine KI TU (Quito) indica infatti il punto esatto in cui a mezzogiorno l’ombra scompare, svelando una luce zenitale purissima. Indossare questo capo significa onorare l’eredità dei “figli del sole dritto”, custodi di un sapere astronomico che trasforma il fenomeno naturale in un’estetica sacra, capace di unire l’uomo all’equilibrio dell’universo.
Quiete – Rosa Arias – 2026
Rappresenta fasi della vita quotidiana, trasportate in colori tenui, per sfruttare momenti di serenità, riposo, quiete.
Tecomate – Artigianato salvadoregno – XXI secolo
Il tecomate è un recipiente tradizionale salvadoregno ricavato dal frutto essiccato dell’albero Crescentia cujete o da alcune zucche. Il nome deriva dal nahuatl “tecomatl” (vaso di pietra), sottolineando la durezza del suo guscio. Sin dall’epoca preispanica, i contadini lo usano come borraccia naturale per trasportare acqua o caffè nei campi: la sua struttura organica mantiene i liquidi freschi sotto il sole tropicale. Oltre all’uso pratico, è un oggetto d’artigianato spesso decorato con incisioni, simbolo iconico dell’identità rurale e del legame indissolubile con la natura di El Salvador.
Sungka (tradizione precoloniale filippina) – Artigianato filippino – XXI secolo
Il sungka è un gioco tradizionale filippino della famiglia dei mancala. La tavola in legno presenta file di cavità e due depositi finali: i giocatori distribuiscono semi o conchiglie in sequenza, raccogliendo e seminando per accumulare pezzi nella propria “casa”. Diffuso nella vita domestica, favorisce socialità e trasmissione culturale. Ogni esemplare riflette la maestria artigianale e l’identità locale.
Bambola “in costume” (衣装人形, ishō ningyō) di tipo “sposa” (花嫁, hanayome) – Yoshitoku Taikō – Periodo Shōwa (1926-1989)
La bambola sfoggia il tradizionale abbigliamento nuziale composto da un soprabito (打ち掛け, uchikake) a motivi floreali, indossato sopra il candido kakeshita (掛下) damascato. I capelli sono acconciati nello stile “bunkin takashimada” (文金高島田) e fissati con fermagli ornamentali (簪, kanzashi) di colore ambrato. Il copricapo, detto tsunokakushi (角隠し) – letteralmente “nascondi-corna” – è destinato, secondo la tradizione, a celare agli occhi dello sposo questi simboli di intemperanza e gelosia.
Piatto greco – Artigianato greco – XXI secolo
Questo piatto decorativo distilla l’essenza solare di Mykonos attraverso i suoi simboli più iconici. La composizione si apre sui mulini a vento che dominano l’orizzonte e sulle architetture bianche affacciate sull’Egeo, mentre in primo piano spicca il pellicano Petros, storica mascotte e emblema dell’ospitalità dell’isola. A incorniciare la scena è il motivo a meandro, la “greca” classica che richiama l’infinito e le radici antiche di questa terra. Un piccolo frammento di artigianato che evoca la luce, il mare e il fascino intramontabile delle Cicladi in un abbraccio di colori e tradizioni.
Pashmina – Artista sconosciuto – XXI secolo
Nel cuore della tradizione indiana, la pashmina rappresenta molto più di un tessuto: è il racconto di una sapienza millenaria che affonda le radici nelle valli dell’Himalaya. Questo manufatto è il risultato di un equilibrio perfetto tra le risorse del territorio e la maestria dell’uomo. Da secoli, la sua lavorazione incarna l’identità di intere comunità, dove ogni filo intrecciato a mano custodisce segreti tecnici e simbolismi culturali. Simbolo di prestigio e protezione, la pashmina rimane una testimonianza vivente di come l’artigianato possa trasformarsi in eredità spirituale.
Dīvān-e Hāfez – Shams al-Dīn Muhammad Hāfeẓ-e Shīrāzī – XIV secolo (tra il 1325 e il 1390 d.C.)
Il Divan di Hafez rappresenta il cuore della poesia persiana, unendo misticismo, amore e riflessione spirituale. Le sue poesie esprimono il conflitto tra amore terreno e divino, con linguaggio simbolico e aperto a molte interpretazioni. Nella cultura iraniana è più di un libro: è una guida spirituale usata per meditazione e divinazione poetica. È presente nelle case di quasi tutti gli iraniani e rimane un simbolo vivo di identità, bellezza e saggezza della tradizione persiana.
Shahnameh (Il Libro del Re) – Ferdowsi – 1010 d.C. ca.
Il Shahnameh fu completato intorno al 1010 d.C. (anche se Ferdowsi iniziò a lavorarci circa nel 977). Lo Shahnameh di Ferdowsi rappresenta l’anima culturale della Persia, intrecciando mito, storia e valori come onore, giustizia e destino. Attraverso re ed eroi, l’opera preserva la memoria e l’identità di un popolo, diventando un pilastro della tradizione dell’Iran. Non è solo un poema epico, ma un simbolo duraturo di unità culturale e orgoglio nazionale, ancora vivo nella coscienza collettiva. Questo testo riassume in breve la grandezza dell’opera e la sua eredità culturale. Oggi è attuale!
Tajine – Artigianato berbero – IX secolo a.C
Nato tra i nomadi berberi come forno portatile, questo vaso in ceramica è l’anima della cucina nordafricana. Il coperchio conico permette cotture lente a bassa temperatura, sviluppando sapori complessi e mantenendo i cibi teneri con pochissima acqua.
Bambola “LELE” (diventata popolare dagli anni 70’s) – Donne dell’Etnia Otomí di Amealco, Querétaro, Messico – XXI secolo
Artigianato originario di Amealco, Querétaro, Messico. Creato da donne del gruppo etnico Otomí. Si usava l’argilla nell’epoca preispanica. Dopo la colonizzazione si usarono tessuti diventando una tradizione. Dal 1973 è conosciuta con l’aspetto di oggi. “Lele” significa “bebè” in lingua otomí. Il 18 aprile 2018 è stata proclamata Patrimonio Culturale di Querétaro e conta col marchio OGP (Origine Geografico Protetto). Più che un giocattolo, Lele è simbolo d’orgoglio culturale del Messico a livello internazionale e sostegno delle famiglie artigiane.
Albero della vita – Artigianato moldavo – XXI secolo
L’arte della tessitura dei tappeti murali in Moldavia e Romania è patrimonio UNESCO dal 2016. Questa tradizione secolare è un forte elemento identitario: i tappeti in lana, dai motivi geometrici o naturalistici, sono creati con tecniche antiche tramandate di generazione in generazione. Usando telai verticali, lane locali e tinte naturali, si ottengono manufatti decorativi che narrano storie e accompagnano riti come i matrimoni. L’artigianato resiste nelle zone rurali; il centro di Clisova Noua organizza laboratori per imparare la tecnica, ed è proprio da lì che arriva il nostro telaieto.
Maschera Elefante, gruppo etnico Izzi-Igbo, Nigeria – Artista sconosciuto – Metà del XX secolo
Questa maschera cimiero veniva indossata orizzontalmente sopra la testa interponendo un anello imbottito di paglia. Essa è chiamata “Ogbodo Enyi” che si può tradurre con “lo spirito dell’elefante” e presenta attributi che si possono ricondurre a più animali: le zanne e la proboscide dell’elefante e la bocca aperta di un ippopotamo mentre sulla parte posteriore porta scolpita una testa di uomo. Questo esemplare è caratterizzato da notevoli dimensioni avendo una estensione di circa 67 cm.
Kamiz shalwar – Artigianato pakistano – 2025
Questo abito è un elegante completo femminile caratterizzato da tonalità rosa cipria con sfumature calde e romantiche. Il vestito interno è aderente e riccamente decorato con ricami floreali, perline e piccoli dettagli brillanti che creano un effetto raffinato e luminoso. Il corpetto presenta una scollatura tonda arricchita da applicazioni gioiello. Sopra è abbinato un leggero soprabito in tessuto trasparente, ampio e fluido, con maniche lunghe e bordi rifiniti. L’insieme dona un aspetto delicato, sofisticato e perfetto per occasioni eleganti.
Pueblos Olvidados – Flavio Suyo Medina (Roca) – IX secolo a.C.
“Pueblos Olvidados” di Flavio Suyo Medina (Roca) è un tributo visivo alla memoria delle comunità andine. L’opera cattura un borgo rurale immerso nel silenzio, dove le case dai toni terrosi e i tetti spioventi si stagliano contro un paesaggio senza tempo. Le figure umane, avvolte nei loro poncho tradizionali, diventano custodi di una cultura ancestrale. Attraverso pennellate decise e un uso sapiente della luce, l’artista trasforma la semplicità quotidiana in un’immagine poetica, sospesa tra la malinconia dell’abbandono e la fierezza di un’identità che resiste al passare dei secoli.
Senza titolo – Danuta Nawrocka – 2016
Le opere di Danuta Nawrocka conducono lo spettatore in un mondo ineffabile, fatto di linee sottilissime come ragnatele che trascendono i confini della tela. Le forme fantasmagoriche, animate da vibrazioni ritmiche, creano un’atmosfera di mistero che attrae verso i labirinti del subconscio. Gli interventi cromatici, usati come accenti calibrati, rivelano dall’interno un microcosmo pulsante di vita e struttura. Una pittura che, come la musica, sfugge alla definizione precisa e apre alla riflessione sul mistero dell’esistenza.
Set da thè inglese – Artigiano inglese – Tardo XIX secolo
Teiera con copriteiera lavorato a mano. Il copriteiera veniva usato per evitare che il tè diventasse freddo durante l’infusione. Si mette un cucchiaino di tè per ogni persona, più “uno per la teiera”, poi viene aggiunta l’acqua bollente. Si lascia riposare per 5 o 6 minuti. Un po’ di latte viene versato nelle tazzine prima del tè; di solito si aggiungeva anche qualche zolletta di zucchero.
Angelo custode – Teodora Rosca – 1995
Icona su vetro della Transilvania, Romania, raffigurante l’Angelo Custode, realizzata da Teodora Roșca nel 1995. Tipica della tradizione transilvana, l’icona su vetro rappresenta una forma di pittura naïf radicata nella cultura popolare. Diffusa soprattutto nelle comunità rurali, questa tecnica unisce semplicità espressiva e intensità spirituale. I colori vivaci e i tratti essenziali trasmettono un forte senso di protezione e devozione.
Alfabetizzazione delle donne – Gianfranco Mura – 2003
Gianfranco Mura, fotografo e ritrattista, realizza progetti culturali in Italia e all’estero. Durante il suo viaggio in Senegal, ha documentato momenti e contesti dei progetti realizzati dall’associazione Sunugal, tra cui il corso di alfabetizzazione femminile nel villaggio di Beude Dieng, in Senegal, il primo progetto dell’associazione.
Sigiriya – Dylan Shaw – 2021
Storicamente, Sigiriya, conosciuta in Sri Lanka come la «Roccia del Leone», è un’imponente fortezza di roccia vulcanica risalente al V secolo, famosa per i suoi giardini, gli affreschi e la Porta del Leone. Considerata l’ottava meraviglia del mondo, questo sito patrimonio dell’UNESCO dal 1982 era un palazzo reale costruito dal re Kasyapa e offre una vista mozzafiato dopo una salita di oltre 1.200 gradini. Il messaggio spirituale del buddismo associato a questa roccia è il seguente: “Proprio come Sigiriya si erge verso il cielo, così anche l’uomo è chiamato ad ascendere oltre i propri limiti, alla ricerca della bellezza, della pace e della verità che resistono nel tempo.” “Una roccia, una civiltà, un’eredità senza tempo.”
Vestito tradizionale tunisino dell’isola di Djerba (Gerba) – Artigiano tunisino di Djerba – XXI secolo
L’abito da cerimonia delle donne di Djerba è un trionfo di colori e simbolismo. Composto da stoffe con fili dorati o argentati, viene fissato seguendo regole rigorose. Sotto i teli si indossano camicie luccicanti dalle maniche ampie in tinte vivaci come rosso o giallo. La ricchezza della famiglia è esibita attraverso collane a pendagli, medaglioni d’oro che scendono dal velo di pizzo e numerosi bracciali. Vestire questi panni, prestati con generosità dalle donne locali, significa immergersi in riti millenari e sentirsi parte del calore e dell’orgoglio culturale della Tunisia.
Motanka – Tetyana Androsenko – 2024
La motanka nasce dalle mani e dalle intenzioni: non si cuce, ma si avvolge, filo dopo filo. Nella tradizione ucraina è un amuleto domestico, simbolo di protezione e armonia. Priva di volto, per non imprigionare un’anima, conserva uno spazio aperto di energia e significato. Veniva realizzata con tessuti familiari, accompagnando la vita quotidiana e i suoi passaggi. In ogni nodo resta un pensiero, in ogni strato una memoria. È un oggetto semplice, ma profondamente radicato nell’identità culturale ucraina.
Uova di legno decorate a mano – Artista sconosciuto – XXI secolo
In diverse nazioni dell’Est Europa, la decorazione artigianale delle uova è un’arte antica tramandata da generazioni. Caratterizzate da motivi folk, floreali o geometrici simili a merletti, queste uova sono considerati talismani contro malattie e spiriti maligni. Simbolo di vita, fertilità e rinascita, l’uovo diventa un oggetto beneaugurale che esprime preghiere e desideri. Le “himestojas” ungheresi, dipinte a mano in colori vivaci come il rosso (simbolo di resurrezione), sono usate come decorazioni pasquali o segnaposto, appese alle porte o a rami decorativi come segno di protezione.
Lozi Walking Stick – Sconosciuto – 2019
Questo bastone da passeggio è un manufatto artigianale proveniente dalla Western Province dello Zambia, realizzato tradizionalmente dal popolo Lozi, uno dei gruppi etnici culturalmente più ricchi dell’Africa subsahariana. Intagliato interamente a mano in legno rosso — un materiale apprezzato per la sua tonalità calda, la durevolezza e la grana fine — il pezzo esemplifica la straordinaria tradizione della lavorazione del legno che ha caratterizzato l’artigianato Lozi per generazioni. L’impugnatura del bastone è scolpita nella forma di un ippopotamo, reso in forma stilizzata ma con alcuni tratti abbastanza realistici. Il corpo dell’animale si incurva con eleganza per formare la presa, mentre i tratti della testa — il muso largo, le piccole orecchie arrotondate e gli occhi infossati evidenziati con pigmento scuro — sono riprodotti con una certa attenzione per i dettagli. L’ippopotamo occupa un posto di grande rilevanza simbolica nella cultura Lozi: è associato al potere, all’autorità e alle acque vivificanti della pianura alluvionale del fiume Zambezi. Sotto l’impugnatura, nel punto in cui il fusto si biforca per sorreggere la figura dell’ippopotamo, emerge dal legno un secondo animale: la testa di un’antilope, con ogni probabilità un impala. Dipinta sul legno con pigmento scuro, questa figura è riportata da entrambi i lati del bastone e nonostante sia maggiorante stilizzata rispetto al soprastante ippopotamo, non manca di realismo e iconicità. Appena sotto la figura dell’antilope il fusto si avvolge in una armoniosa spirale che termina in cinque anelli sovrapposti. Al di sotto di essi il bastone rimane liscio fino all’estremità inferiore. La finitura complessiva, un rosso-marrone intenso con trattamento lucido, conferisce all’oggetto calore visivo e un senso di autenticità. Questo non è semplicemente un oggetto funzionale, ma una vera opera d’arte e un significativo manufatto culturale.
Lozi Food Bowl – Sconosciuto – 2019
Questa ciotola portavivande è un manufatto artigianale proveniente dalla Western Province dello Zambia, intagliato a mano in un unico blocco di legno. La forma dell’oggetto riproduce quella di un pesce, con ogni probabilità una tilapia — specie ittica ampiamente presente nelle acque del fiume Zambezi e profondamente radicata nella cultura alimentare e simbolica dei popoli della regione. Il pesce è rappresentato in visione laterale, con il corpo ampio e leggermente bombato che si assottiglia verso la coda. La superficie è interamente lavorata con una fitta trama di intagli a scacchiera che riproduce in modo stilizzato ma efficace il manto di squame del pesce. Su questo fondo si sovrappongono linee curve concentriche che richiamano i contorni anatomici dell’animale, creando un effetto visivo di grande dinamismo. Un tocco di pigmento rosso evidenzia la zona branchiale, aggiungendo un elemento cromatico che vivacizza la superficie altrimenti dominata dai toni del marrone scuro e dell’ocra. L’occhio è reso con un cerchio inciso, semplice ed essenziale. La funzione dell’oggetto è rivelata aprendo il coperchio ovale al centro di esso: il corpo del pesce è svuotato nella parte centrale, ricavando una cavità — la ciotola vera e propria — destinata a contenere cibo. Il coperchio, anch’esso in legno intagliato con lo stesso motivo a scaglie, ha una piccola presa a forma di avannotto. La finitura lucida conferisce all’insieme un aspetto caldo e compatto. L’oggetto è pensato anche come abbellimento estetico di qualche ambiente casalingo, dato che è la parte inferiore del ventre del pesce forma un piccolo piedistallo, che permette alla ciotola di reggersi perfettamente in piedi su qualche scaffale o superficie piana. Si tratta di un oggetto che unisce funzionalità quotidiana e qualità artigianale, espressione autentica della tradizione manifatturiera Lozi.
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