Volontariato tra diritti, relazioni e contraddizioni: la mia esperienza a Cape Town con ASCS
di Agata Della Santunione
La mia esperienza di Servizio Civile con ASCS mi ha portata a lavorare allo Scalabrini Centre of Cape Town, in Cape Town, dove faccio parte dell’advocacy team. Ogni giorno sono a contatto con migranti, richiedenti asilo e rifugiati, offrendo supporto nella gestione delle pratiche legali e dei documenti. Insieme ai miei colleghi, accompagniamo le persone in un percorso spesso complesso, cercando di fornire strumenti concreti per orientarsi nel sistema amministrativo e tutelare i propri diritti.
Si tratta di un lavoro altamente formativo, particolarmente prezioso per chi desidera operare in ambito giuridico e nel settore della tutela dei diritti umani. Confrontarsi quotidianamente con situazioni molto diverse tra loro richiede capacità di ascolto, precisione tecnica e resilienza emotiva. Non è sempre semplice: ogni storia porta con sé fragilità, urgenze e aspettative. Tuttavia, la soddisfazione che deriva dal sapere di aver contribuito, per quanto possibile, a migliorare la condizione di qualcuno ripaga ampiamente le difficoltà.
Parallelamente, svolgo attività di volontariato alla Lawrence House, una casa-famiglia per adolescenti. Lavorare con ragazzi in questa fase delicata della vita può essere impegnativo, ma fin dal primo momento mi sono sentita accolta. La Lawrence House ha una capacità speciale di farti sentire parte di una famiglia: anche nei giorni più faticosi, quando le energie scarseggiano e le dinamiche si fanno intense, il tempo trascorso insieme mantiene un valore profondo. Come in ogni famiglia, ci sono momenti di tensione e momenti di gioia, ma il senso di appartenenza non viene mai meno. Anche durante le festività natalizie, la lontananza da casa si è fatta sentire meno proprio perché abbiamo condiviso quel tempo insieme.
E poi c’è Cape Town: una città straordinaria, complessa, stratificata. È come se racchiudesse più città in una sola; basta spostarsi di quartiere per percepire atmosfere completamente diverse. Alla bellezza naturale e architettonica si affiancano contraddizioni profonde: povertà estrema e lusso convivono a pochi metri di distanza. Le conseguenze storiche dell’Apartheid sono ancora visibili e incidono sulle dinamiche sociali ed economiche della città. Vivere quotidianamente dentro questa tensione non è semplice: talvolta emerge un senso di disagio nel potersi permettere esperienze che molte delle persone che incontro ogni giorno non possono nemmeno immaginare.
Inoltre, il processo di gentrificazione che sta trasformando diversi quartieri rende questa fase ancora più significativa. Si ha l’impressione di assistere a un momento di passaggio, forse agli ultimi frammenti di una città che sta cambiando rapidamente volto.
Mi sento profondamente grata per questa esperienza, che mi sta arricchendo sul piano professionale, umano e personale. Vivere e lavorare in un contesto così stimolante e contraddittorio significa confrontarsi continuamente con i propri limiti, privilegi e responsabilità. È un percorso impegnativo, ma straordinariamente formativo.





