Oltre i limiti
di Asia Vaccher
Quando ero alle superiori ho deciso di fare uno scambio scolastico all’estero e, nella mia lista di Paesi in cui mi sarebbe piaciuto andare, al primo posto c’era il Sud Africa. La vita però ha deciso per me un’altra destinazione, e da lì in poi quel Paese è rimasto nel cassetto dei sogni. Il servizio civile con ASCS mi ha dato l’opportunità di aprire quel cassetto otto anni dopo e volare a Cape Town per fare un anno di volontariato con lo Scalabrini Centre di Cape Town (SCCT).
Tutti parlano della bellezza della città: molti europei ci passano le vacanze o le lune di miele, tra le mille attività che offre. C’è però una parte di Cape Town che spesso non si vede, ma che grazie allo Scalabrini Centre ho avuto la possibilità di conoscere, e che spesso urla aiuto.
In Sud Africa ci sono richiedenti asilo provenienti da paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il Burundi, il Rwanda, la Somalia, lo Zimbabwe, il Malawi, l’Etiopia e non solo. La situazione è tragica: il sistema è rimasto bloccato per molto tempo, gli aiuti sono scarsi, le persone non vengono informate e ogni giorno c’è una coda infinita davanti all’Home Affairs. Tutto sembra molto statico e vedere l’impatto di quello che faccio è spesso complicato, perché la vita delle persone con cui parlo ogni giorno, che arrivano alla nostra porta in situazioni disperate, resta tale anche dopo che tornano ad uscire.
Questa è la difficoltà più grande che ho incontrato fino ad ora durante il mio SCU: mi sento piccola in una realtà enorme, sento grida di aiuto, ma non ci sono abbastanza risorse per rispondere.
Per fortuna lo SCU è fatto anche per imparare a crescere e ad acquisire capacità che ancora non si hanno. Parlando con la mia coordinatrice, operatrice sociale da molti anni, ho capito che a volte quello che per noi sembra insignificante per qualcun altro può rappresentare molto. Durante un nostro colloquio mi ha aiutata a cambiare prospettiva, dicendomi che “anche avere qualcuno disposto ad ascoltare la nostra storia può essere importante: ti dà la forza di andare avanti, ti fa sentire un essere umano, ti dà dignità, ti dà un nome. Esisti, e la persona che siede di fronte a te, ascoltandoti, ti vede e ti riconosce”.
Penso che questo anno di volontariato mi stia dando soprattutto a livello personale. Sono arrivata dopo varie esperienze di tirocinio e di lavoro e a paragone, sento che, a volte, dal punto di vista lavorativo non apprendo quanto vorrei. Entrare però in contatto con un Paese sconosciuto, in cui la realtà di alcune persone è così lontana da quella che ho vissuto in precedenza, mi sta costringendo a riflettere su pensieri e prospettive che prima non avevo mai messo in discussione.
Lo stesso vale a livello di convivenza: il servizio civile ti porta a condividere lo spazio con altr* civilist*. Capire e accettare le differenze per riuscire a vivere insieme un anno già pieno di ostacoli può essere complicato, ma rappresenta anche un’importante occasione di crescita personale.




