Cosa resta dopo un anno di Servizio Civile: la lezione di Casa Scalabrini
di Bianca
Mi chiamo Bianca e nel 2025 ho avuto l’opportunità di svolgere il servizio civile a Casa Scalabrini 634. Quando ho iniziato, non sapevo esattamente cosa aspettarmi, avevo molte idee, qualche preoccupazione e un desiderio sincero di mettermi al servizio degli altri. Oggi, guardando indietro, posso dire che questo anno non ha solo arricchito le mie conoscenze, ma ha profondamente trasformato il mio modo di guardare il mondo e le persone che lo abitano.
Questa esperienza ha permesso di avvicinarmi al fenomeno migratorio in modo concreto e umano. Non si tratta solo di statistiche o numeri, ma dietro ogni storia c’è una persona con sogni, speranze, paure e fragilità. Ho incontrato molte persone che fuggivano da situazioni difficili ma che continuavano comunque a cercare opportunità e a coltivare la loro dignità. Confrontarmi con queste storie mi ha fatto comprendere meglio le sfide che i migranti affrontano quotidianamente, ma mi ha anche permesso di apprezzare le ricchezze che portano con sé, la determinazione, il coraggio, la curiosità e la voglia di integrarsi e costruire una vita dignitosa.
Questa esperienza mi ha insegnato il valore dell’ascolto e dell’empatia. Spesso, sedersi semplicemente accanto a qualcuno e ascoltare la sua storia senza giudizio può essere il primo gesto di aiuto concreto. Ho imparato quanto sia importante mettersi nei panni degli altri, capire le loro emozioni, le loro difficoltà e i loro bisogni, anche quando sono diversi dai miei. Ogni persona incontrata mi ha lasciato qualcosa, una nuova prospettiva, una riflessione, una lezione di vita che non avrei potuto apprendere altrove.
Allo stesso tempo, questa esperienza non è stata priva di momenti complessi ed emotivamente impegnativi. Entrare in contatto con realtà così fragili, con storie spesso segnate da sofferenza mi ha messa alla prova. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita impotente, desiderosa di fare di più ma consapevole dei miei limiti. Ho imparato che anche piccoli gesti, un sorriso, una parola di incoraggiamento o semplicemente il tempo dedicato ad ascoltare qualcuno possono avere un valore enorme. Proprio in questi momenti ho compreso che aiutare non significa sempre risolvere i problemi, ma esserci, condividere e sostenere.
Uno degli aspetti che più mi ha colpita è stata la forza della collaborazione e della solidarietà. Lavorare insieme ad altri volontari e operatori per creare spazi di accoglienza e supporto ha mostrato quanto il contributo di ognuno, anche piccolo, possa fare la differenza. Ho visto persone sostenersi a vicenda, condividere competenze e momenti di gioia, e ho imparato che il senso di comunità nasce dalla collaborazione e dal desiderio sincero di aiutare. Per me, in particolare come giovane, è stato un immenso piacere poter dare il mio contributo, sapere che anche il mio piccolo impegno poteva rendere più serena la vita di qualcuno mi ha riempita di gioia e gratificazione.
Questa esperienza mi ha permesso di sviluppare qualità che considero fondamentali per la vita, empatia, resilienza, pazienza e capacità di lavorare in gruppo. Ho imparato a gestire le emozioni, ad affrontare la realtà con coraggio, a riflettere sulle mie azioni e sul loro impatto sugli altri. Ogni giornata era diversa, a volte intensa e impegnativa, altre volte piena di sorrisi e momenti di condivisione che restano impressi nella memoria. Anche nei momenti più difficili, quando le difficoltà sembravano sopraffare i risultati, ho compreso che ogni gesto e ogni attenzione verso gli altri ha un significato profondo.
Guardando indietro posso dire che il servizio civile a Casa Scalabrini mi ha lasciato un bagaglio prezioso di esperienze, emozioni e valori. Mi ha insegnato che la crescita personale passa attraverso le sfide, attraverso l’apertura agli altri e attraverso la volontà di contribuire al benessere comune. Ho imparato che ascoltare e accogliere le storie degli altri arricchisce chi ascolta tanto quanto chi è ascoltato e che la gratitudine e la soddisfazione non vengono solo da ciò che riceviamo, ma soprattutto da ciò che siamo in grado di dare.
Il servizio civile a Casa Scalabrini 634 non è stato solo un anno di volontariato, è stato un percorso di crescita, ma è stato un cammino di scoperta. Anche nei momenti difficili, la gioia di poter fare qualcosa per gli altri e di poter alleviare un po’ le loro difficoltà ha reso quest’esperienza indimenticabile e preziosa.




