Il nostro privilegio di attraversare i confini: racconto di un viaggio nei Balcani

Agli inizi di aprile, come delegazione di ASCS, siamo partite per una settimana insieme a Rivolti ai Balcani, rete di monitoraggio e denuncia di quanto avviene lungo le Rotte Balcaniche. Durante il viaggio abbiamo attraversato alcuni snodi significativi della rotta, tra Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Croazia, incontrando presenze solidali attive in questi luoghi in supporto alle persone in movimento.

foto di gruppo 1

Bosnia ed Erzegovina: Bihać e Tuzla

La prima tappa è stata a Bihać, città situata nel nord-ovest della Bosnia ed Erzegovina. La sua ubicazione la rende un cruciale luogo di transito per coloro che si dirigono verso la Croazia, nella speranza di superare il confine tra i due stati e raggiungere l’Unione Europea. Siamo state introdotte alla città da IPSIA, ONG che dal 2018 opera nella zona, garantendo attività di supporto alle persone in movimento. Parte del lavoro dell’associazione è volto alla gestione di una casa per minori non accompagnati, all’interno della quale siamo state calorosamente accolte dalle persone che la abitano. “Famigliare” è stato il termine impiegato più volte per descriverne l’anima, facendo trasparire un clima di coesione e sostegno reciproco nell’affrontare le sfide quotidiane, dal percorso per l’ottenimento dei documenti alle partite di calcio.

vista su Bihać dalla casa per minori non accompagnati gestita da IPSIA

Siamo poi state guidate dall’associazione SOS Balkan Route all’interno del cimitero comunale della città: l’associazione si occupa di rintracciare e dare degna sepoltura alle persone che perdono ingiustamente la vita a causa della frontiera, linea netta chiaramente visibile sulla montagna alle spalle del cimitero, creata artificialmente in modo da poter vedere meglio il passaggio delle persone. Le lapidi di pietra nera saltano all’occhio rispetto alle altre. Molte di esse non riportano né nomi né date, poiché non sempre si riesce a completare la procedura di identificazione.

parte del cimitero comunale di Bihać dedicata alle persone morte a causa della frontiera

Abbiamo proseguito il viaggio spostandoci a est della Bosnia ed Erzegovina, per raggiungere la città di Tuzla, dove abbiamo conosciuto l’associazione Djelui.ba, le cui azioni solidali sono molteplici. Preparazione di pasti per chi vive all’interno dei campi, fornitura di vestiti asciutti per chi giunge in città dopo aver guadato il fiume Drina, al confine con la Serbia, e sepoltura dignitosa per chi lì lascia la vita: tutti tentativi di colmare un critico vuoto istituzionale che esaspera le fatiche delle persone migranti.

In Serbia: la frontiera e Novi Sad

Oltrepassata la frontiera, siamo entrate in Serbia. Abbiamo camminato all’interno di un accampamento informale che per svariato tempo è stato attraversato da chi attendeva di superare il confine con la Bosnia ed Erzegovina. Questo spazio, in condizioni a dir poco precarie, è attualmente meno usato di prima, ma le tracce di passaggi recenti sono comunque visibili, sintomo della necessità ancora forte di presenze come Djelui.ba in queste zone.

ex accampamento informale in Serbia, al confine con la Bosnia

ex accampamento informale in Serbia, al confine con la Bosnia 1

Il nostro viaggio è proseguito a Novi Sad, nel nord della Serbia, questa tappa è stata molto interessante per noi sotto il profilo dell’intersezionalità: poter intrecciare il tema della migrazione con il dissenso a regimi autoritari.

Qui abbiamo incontrato un professore di letteratura italiana e moderna presso l’università di Novi Sad. Attraverso la sua esperienza, abbiamo appreso il clima che si respira all’interno degli atenei e la tensione del corpo docente e studentesco nei confronti del regime serbo.

Conclusa la giornata a Novi Sad, ci siamo separate dalla rete Rivolti ai Balcani per proseguire verso la nostra ultima tappa: Zagabria, in Croazia.

foto di gruppo 2

Croazia: Zagabria e la fine del viaggio

Sulla scia dell’incontro con il professore, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare due studenti attivisti serbi in esilio politico in Croazia da un anno accusati di “tentato rovesciamento violento della Costituzione”, per aver partecipato all’organizzazione delle proteste dopo il crollo della pensilina della stazione dei treni di Novi Sad, che il primo novembre 2024 ha causato 16 vittime.

Dalle loro parole è emerso un quadro lucido della situazione politica in Serbia e delle ragioni che rendono necessaria la mobilitazione nei confronti di un regime sempre più autoritario.

Ci hanno raccontato che, nonostante l’allontanamento forzato, stanno ricostruendo la loro quotidianità in Croazia. Uno di loro ha anche ripreso gli studi presso la facoltà di scienze politiche, non escludendo però un giorno di poter tornare in Serbia e continuare la loro mobilitazione politica.

Siamo rimaste molto colpite dalla forza e dalle parole dei due attivisti. È stato impattante venire a conoscenza di quanto le loro azioni politiche abbiano avuto delle ricadute così forti nelle loro vite.

incontro con i due attivisti serbi in esilio

selfie con attivisti

Il nostro secondo appuntamento a Zagabria si è svolto presso il Jesuit Refugee Service (JRS). Accolte dal caffè turco, abbiamo conosciuto le loro attività a supporto delle persone in movimento: programmi educativi, assistenza legale e supporto psico sociale, volto a favorire un accompagnamento ed un inserimento nella società croata.

Successivamente ci siamo recate presso il Centro Studi per la Pace che ci ha presentato un quadro molto dettagliato sulla situazione migratoria nel Paese. Nonostante il numero delle richieste d’asilo sia diminuito negli ultimi anni, si registra un aumento dei respingimenti violenti al confine, con gravi ripercussioni fisiche e psicologiche sulle persone che tentano di attraversarlo. Ci hanno inoltre presentato i cambiamenti che ci saranno a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Patto UE su Asilo e Migrazione e l’importanza della loro attività di advocacy, puntuale ed efficace nel denunciare le violazioni dei diritti umani.

foto di gruppo al Centro Studi per la Pace di Zagabria

Terminati gli incontri a Zagabria, con la nostra amata macchina, ci siamo rimesse in viaggio verso Trieste, il nostro punto d’arrivo.

Siamo tornate a casa molto grate per l’esperienza fatta, motivate dall’energia delle persone incontrate che hanno scelto di prendersi la responsabilità di vuoti istituzionali cercando di colmarli con le loro azioni.

Concludiamo il viaggio però con una consapevolezza: mentre per noi attraversare tre confini in macchina è stato sicuro, per molte persone quello stesso percorso significa rischiare la vita.

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