Il supporto psicologico di Wasi

Hadel Wasi

A raccontarci questa storia è Miryam, psicologa del progetto Wasi di Milano dal 2026, che ha seguito Hadel in lingua araba. Il nome della donna è stato modificato per tutelarne la privacy.

Hadel, una giovane signora di origine algerina di 40 anni, giunge al nostro servizio di supporto psicologico su indicazione del centro antiviolenza nel quale è stata collocata insieme ai suoi figli dopo aver denunciato il marito per violenza e maltrattamento. Data l’impossibilità di spostarsi per accudire i suoi figli più piccoli, iniziamo con Hadel un percorso online ma la tecnologia non sembra costituire un ostacolo. Infatti, si mostra sin da subito motivata e bisognosa di ricevere un supporto ed un contenimento emotivo.

Hadel racconta di essere stata vittima di violenza fisica e psicologica per 20 anni, ovvero sin dall’inizio del suo matrimonio.

Quest’ultimo non è stato un matrimonio combinato ma un matrimonio frutto di una relazione libera e spontanea. I due si sono conosciuti casualmente. Hadel era giovanissima, aveva appena iniziato a lavorare in un’azienda dopo aver lasciato le superiori per rincorrere il suo sogno ovvero quello di diventare una sarta. All’epoca, suo marito viveva in Italia e dunque i due hanno mantenuto una relazione a distanza. Si sono incontrati fisicamente per la prima volta in Algeria dopo un anno di relazione ma l’impatto per Hadel non è stato affatto positivo tanto da decidere di voler fare un passo indietro. Tuttavia, lui è riuscito a persuaderla mostrando un lato gentile e generoso del suo carattere convincendola di essere un bravo uomo degno di essere sposato. Così i due giovani si sono sposati e tre anni dopo Hadel rimane incinta della sua prima bambina. Hadel rimane a vivere in casa della famiglia di lui in Algeria, spostandosi dalla città alla campagna.

Sin dall’inizio emerge una forte rigidità nella vita matrimoniale, con imposizioni e controllo da parte del marito che nel frattempo era ritornato a vivere in Italia. Hadel non poteva assolutamente uscire di casa da sola, non poteva parlare con altri uomini, non poteva partecipare a cerimonie varie. Hadel crede che sia una normale gelosia vista la distanza del marito ed obbedisce. Qualche anno dopo, Hadel arriva in Italia con la sua prima figlia ed in attesa della seconda.

La vita matrimoniale in Italia non è diversa da quella vissuta in Algeria e diventa sempre più pressante e dolorosa. Anche in Italia, il marito le impone numerosi divieti, tra cui quello di lavorare o di frequentare corsi, di uscire da sola o di attraversare determinate strade in cui passavano altri connazionali.

Hadel non controbatte perché sa che ad ogni sua risposta riceverà botte e pugni.

Nel frattempo, nascono gli ultimi due figli e Hadel scopre il tradimento del marito. Da quel momento in poi, i problemi si moltiplicano così come le violenze fisiche e verbali. Il marito le dice più volte di voler divorziare perché ama l’altra donna, ma non vuole lasciare casa: deve essere Hadel ad andarsene insieme ai suoi figli. Purtroppo, Hadel non ha un posto dove andare, è completamente sola in un paese nuovo e conosce a stento la lingua italiana. Il marito inizia a fare uso di qualche sostanza stupefacente, rimanendo sveglio per intere notti con tanto di allucinazioni visive. Inizia ad accusare Hadel di tradirlo e la minaccia di morte.

Hadel inizia ad avere dei problemi di salute seri che richiedono delle operazioni delicate. Nemmeno in queste occasioni il marito sembra scosso dalla fragilità fisica della moglie ma prosegue con le sue pressioni psicologiche e i maltrattamenti che giungono al culmine in una sera di Ramadan. In quell’occasione, Hadel ha semplicemente tentato di difendere le sue figlie dagli insulti verbali pesanti del padre mentre preparavano la cena tipica per rompere il digiuno. Le è bastato questo per iniziare ad essere picchiata con una serie infinita di oggetti che il marito ha trovato in giro per casa ed essere cacciata insieme alle sue figlie. Hadel scende in strada in lacrime e con l’aiuto e il sostegno dei suoi vicini di casa ha il coraggio di chiamare i carabinieri che arrestano il marito.

Quella sera Hadel ha avuto il coraggio di uscire da una gabbia in cui era stata rinchiusa per anni. Ha avuto bisogno di tempo per capire che quello vissuto non era amore, ma una privazione di libertà umana. Il sostegno psicologico sta aiutando Hadel ad affrontare questo cambiamento doloroso. Hadel ha molto timore per sé e per il futuro dei figli ma sta cercando di ritrovare sé stessa per riscattare quella giovane ragazza che aveva appena aperto gli occhi alla vita e che aveva tanti sogni nel cassetto.

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