We Care for Lorena

Mi chiamo Lorena. Sono nata a Caserta, ma negli anni ho chiamato casa diverse città: prima Londra, dove sono andata per studi e sono rimasta per 10 anni, poi Miami e New York, insieme a Matt, un americano conosciuto a Londra e che nel frattempo era diventato mio marito. Grazie a lui, la multiculturalità è un tratto distintivo della mia quotidianità. Insieme ci siamo trasferiti in Italia, vivendo in prima persona questioni come la richiesta di permesso di soggiorno.

Ho partecipato a due edizioni di Il Mondo in Casa, progetto di ASCS a Milano, curando una serata dedicata all’Egitto e una dedicata all’Ungheria. Ho scoperto questo progetto per caso, vedendo una locandina appesa alla vetrina di un bar. Mi è sembrata un’idea carina e sono andata alla serata dedicata alla Bolivia: ho assaggiato cibo buonissimo e bevande di cui ignoravo anche l’esistenza, ascoltato la trascinante musica locale e ammirato un disegno ispirato all’arte delle popolazioni indigene. Prima di partecipare sapevo solo che la Bolivia si trovava da qualche parte in America Meridionale, ma nient’altro. Quella serata mi ha decisamente arricchito, non solo divertito.

L’anno dopo ho deciso di collaborare al progetto in prima persona. La partecipazione a Il Mondo in Casa è stata un’occasione preziosa per conoscere più da vicino le culture di due paesi che mi hanno sempre affascinato, guidata per mano da egiziani e ungheresi trapiantati a Milano conosciuti durante l’organizzazione dell’evento. Ho ascoltato le loro storie, scoperto cosa li ha portati a Milano e come coltivano le loro radici qui.

Questo progetto mi ha fatto conoscere il cuore pulsante della città in cui vivo. In questi anni si parla tanto del carattere internazionale di Milano come di un suo punto di forza. Grazie a Il Mondo in Casa, questa vocazione internazionale è diventata volti, musiche, lingue. Ho potuto conoscere i cuochi che preparano i cibi etnici che riempiono di profumi i quartieri della città (e gli zaini dei rider!), ho potuto parlare con le persone che viaggiano assieme a me sulla stessa metro, ma con cui altrimenti non avrei avuto occasione di confrontarmi. Mi sono commossa o divertita guardando film di paesi lontani che al cinema o in TV non vengono programmati, e scatenata con le danze in coloratissimi abiti tradizionali. Mi sono emozionata guardando reportage fotografici da terre lontane e ho ammirato opere che davvero testimonino come l’arte sia un linguaggio universale. Tre mesi dopo aver iniziato a collaborare a questo progetto, ho scoperto di essere incinta. Il mio pancione cresceva insieme al progetto. Due settimane dopo lo svolgimento della serata egiziana, è nata la mia bimba. È subito diventata la mascotte di quell’edizione del Mondo in Casa, con l’augurio che quello spirito di apertura al mondo l’accompagni per tutta la vita.

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