We Care for Rosita

Mi chiamo Rosita Basso, sono nata 50 anni fa a Sandrigo, un paese che si trova a metà strada tra Bassano del Grappa e Vicenza.

Sono mamma di due figli di 25 e 23 anni che hanno spiccato il volo qualche anno fa.

Ho fatto parecchi lavori, principalmente come impiegata amministrativa, ma in un periodo per necessità, ho lavorato in una cucina di una birreria e poi durante la pandemia, al primo lockdown, ho colto al volo la possibilità di frequentare il corso per operatore sociosanitario a Belluno.

Ancora prima dell’esame finale ho trovato subito lavoro e da un paio d’anni vivo e lavoro in Cadore.

Questo lavoro mi piace perché principalmente è una scelta di servizio. E’ una professione che da più di quello che chiede.

Per me è un investimento di energie fisiche e mentali, ma vengo ripagata da tanto amore e riconoscenza da persone che nella vita non hanno scelto di sperimentare la disabilità.

H o conosciuto ASCS quando abitavo a Bassano: questa associazione si faceva sentire spesso nelle attività e nelle proposte formative e di aggregazione.

Si è risvegliato in me il desiderio di ascoltare il mio bisogno di pensare anche agli altri, a chi era più svantaggiato di me e dedicare tempo per conoscere ed approfondire il mondo del volontariato.

La prima esperienza concreta con loro è stata la settimana estiva in Puglia, a Borgo Mezzanone nel centro di accoglienza di migranti. Settimana che mi ha segnato profondamente: vissuta con tantissima intensità tanto da sentirsi spogliati di tante convenzioni, luoghi comuni, presunzioni, per mettersi in ascolto e osservazione di una realtà toccata con mano di una fragilità umana molto profonda e di bisogni e necessità a me totalmente sconosciuti.

Successivamente ho deciso di prendere in considerazione un’idea di volontariato in uno stato estero e ho colto con molto favore l’idea di una formazione preventiva per affacciarmi preparata e consapevole a questa esperienza.

Poi è stato tutto un divenire: la conoscenza di persone responsabili e motivate e sensibili pronte a sostenere ed accompagnare la mia esperienza, il sentirsi dentro un gruppo accogliente, ricco e inclusivo di persone diverse tra loro per età (notevole nel mio caso), per professione, cultura, provenienza, ma in tutte loro un grande desiderio di compiere un’esperienza umana e personale molto forte.

Destinazione Mozambico, durata dell’esperienza quaranta giorni.

Partire è stato semplice perché seguita e supportata… rimanere lì è stata un’altra cosa.

Sono tornata perché il biglietto aereo era già acquistato: il mio cuore voleva trattenersi lì.

Riprendere una vita normale è stato complicato: il mio pensiero tornava sempre a loro.

Ho dovuto fare un profondo lavoro dentro di me per ricalarmi nella mia realtà d’origine e accettare anche il tempo necessario per riprendere la mia vita.

Non ho modificato particolarmente la mia vita ma la consapevolezza si è spostata su un’altra dimensione:

  • Il senso di gratitudine che prima non conoscevo e che tuttora mi accompagna verso quello che ho e soprattutto nulla è dato per scontato.
  • Apprezzare quello che ho, godere di più dei momenti lieti e sereni, vivere più intensamente le esperienze di vita, sentirmi più radicata nelle mie convinzioni, un incremento della selettività di opinioni, amicizie e incontri.
  • Scoprire che ci sono in me capacità e attitudini da donare al prossimo e che possono fare del bene a chi è nel bisogno: la scelta del lavoro forse ha confermato questo, dove operare nel sociale è un po’ dedicare le mie energie ad un “pezzo d’Africa” nel mio territorio.

Scorro spessissimo le foto di quei giorni, sono in contatto ancora con alcune persone conosciute là.

Salgono lacrime di nostalgia e di ricordi forti e intensi vissuti ad alta intensità.

Voglia di ripetere tanta: io non ho portato nulla a quelle persone, se non un sorriso o qualche piccolo aiuto, ma loro mi hanno donato nuovi atteggiamenti di vita, nuove chiavi di lettura e ridimensionato tante inutili credenze.

Mi sono sentita molto piccola al mio rientro e soprattutto svuotata: ho dovuto aggrapparmi alla realtà di tutti i giorni apprezzando maggiormente le mie origini, le mie radici.

Non sarebbe stato possibile tutto ciò se non avessi aderito all’ASCS: la sua formazione e preparazione all’esperienza è stata assolutamente indispensabile per viverla al meglio.

Per questo gliene sarò sempre profondamente grata.

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