
Edi ha smesso di guardare il mare
Edi si sentiva come in gabbia, Edi era come intrappolato da lungo tempo in una terra di nessuno: davanti a sé un braccio di mare, neppure tanto esteso, con la sponda inglese che, nelle poche giornate di cielo limpido, sembra tanto vicina da poterla toccare. E però percorrere quelle poche miglia marine costa tanti soldi e fa tanta paura, perché la spiaggia alla quale si approda è davvero l’ultima: oltre non c’è più nulla, oltre non c’è un altro nord da sognare.
Davanti a sé il mare, dunque, e alle sue spalle un’Europa che sembra non volerne sapere nulla di lui. Eppure, se solo gli venisse chiesto, Edi ha molti talenti e sa parlare le lingue del mondo: ha un ottimo inglese, comprende il francese, anche se ha pudore a parlarlo e conosce la lingua dei persiani e quella degli indiani, si intende bene con gli arabi e c’è poi la sua lingua madre, l’amarico: lingua antica con un proprio alfabeto fatto di segni per noi così misteriosi. Edi è etiope, ma quando gli viene chiesto lo dice con un mezzo sorriso come a suggerire che non è poi una cosa per lui troppo importante.
Della sua terra natale adora la musica, così intrisa di ritmi reggae e dub. Pochi lo sanno ma la bandiera dai colori verde, giallo e rosso associata spesso al mondo della musica reggae non è quella della Jamaica, ma quella dell’Etiopia: il perché è una lunga storia di antichi scambi, di spiritualità, di sogni ed idee giuste affidate alle persone sbagliate ed è comunque un’altra storia…
Edi ha tutta l’aria del cantante reggae, con un berretto perennemente calato sulla testa, un folta barba crespa, fisico brevilineo e agile. Ama il cinema di animazione, Edi e ne è un grande conoscitore. Sul muro della sala di Maison Effata c’è un buffissimo topone rosa dalle grandi orecchie, disegnato da lui che a guardarlo mette subito il buon umore.
Cercare in Francia un posto per lui
Quando Edi è entrato nella casa la fiducia in sé stesso la calpestava con i propri tacchi ad ogni passo pesante. In casa non ha incontrato il miracolo, ma semplicemente un po’ di ascolto, riconoscimento e una chance per mostrare le sue capacità: la stessa organizzazione che ce lo aveva segnalato gli ha proposto di diventare un operatore volontario ed è stato commovente vedere con quale entusiasmo è uscito di casa per andare al suo primo turno di servizio. Era pronto con due ore di anticipo e sospetto che non abbia dormito per l’agitazione.
Ora è una figura di riferimento per tutti i nuovi ospiti della casa e non solo, dal momento che è lui che viene a rimbrottarmi se tardo ad andare a tavola quando la cena è pronta. Nel fine settimana aiuta anche altre organizzazioni umanitarie sul territorio: “i’m a business man, now”, dice ridendo. Ha deciso di dare una chance al paese che gli sta dando una piccola chance, ha deciso di smettere di guardare verso il mare e di cercare in Francia un posto per lui.
Succede anche questo, qui al Passo Nord e lui non è certo il solo Edi anzi, per essere sinceri, Edi non è certo il suo vero nome. Se volete sapere come si chiama davvero vi toccherà venire a cercarlo qui a Calais per chiederglielo: probabilmente lui vi farà un mezzo sorriso come a suggerire che non è poi una cosa troppo importante.







