
Un piumino giallo canarino e la spiaggia di Fort Vert
A vederlo sembra la rappresentazione di una barzelletta anni Ottanta, di quelle politicamente scorrette: cosa ci fa un cinese alto due metri in un campo di sudanesi? T. ha una faccia da eterno bambino, con dei grandi occhiali e indossa un piumino giallo canarino e delle scarpe da ginnastica arancione fluo. Ha due enormi piedoni. Decisamente non passa inosservato e lo si individua con facilità anche a grande distanza. Si aggira con l’espressione confusa e affascinata di chi è appena sbarcato su un pianeta sconosciuto. Da quando è arrivato in casa ha mostrato un appetito da lupi – toccherà darsi da fare con il fundraising – abbiamo commentato. Parla solo il mandarino e comunica con noi attraverso Google Translate. Così ci ha fatto sapere che il suo sogno sarebbe stato di andare in Nord America, oppure in Brasile, ma è riuscito ad arrivare in Europa, volando a Parigi con un visto turistico. Dice che il coraggio di partire lo ha preso dopo aver letto che la Cina rifiutava il rimpatrio di un certo numero di emigrati irregolari negli USA: ha pensato che, mal che andasse, nessuno lo avrebbe potuto rispedire a casa a forza.
La Francia gli ha rifiutato l’asilo e qualcuno gli ha parlato di un luogo a nord del paese, chiamato Calais da dove ci si può imbarcare per andare in UK. Ma è rischioso e costa molto, costa quanto tutti i soldi che gli sono rimasti e dovrebbe affidarli a dei trafficanti con un aspetto davvero poco raccomandabile. T. dice che, se trova un paese in Europa disposto a prenderlo con sé e con tutti i documenti in regola lui è disposto a diventare il miglior cittadino che quel paese possa immaginare.
Prendere il volo a Fort Vert
Qualche giorno fa siamo andati alla spiaggia di Fort Vert, dove le foche vanno a prendere il sole e dove la marea gioca a modellare la sabbia insieme al vento. T. è venuto portando con sé lo zainetto con tutte le scartoffie che possiede; lo porta a mo’ di valigetta ventiquattrore e non se ne separa mai, neppure quando deve scendere dalla sua camera al piano di sopra alla sala per divorare avidamente la cena. Io non ho cuore di dirgli che quelle carte non servono sostanzialmente a nulla, per la sua attuale situazione.
Era uno spettacolo vedere in lontananza la sagoma di T. con il giubbotto e uno strano cappuccio che gli dà un aspetto da Pippo della Disney abbigliato da pioniere dell’aviazione, intento a correre avanti indietro per l’immensa spiaggia, aprendo le braccia al vento, quasi volesse provare a spiccare il volo. Poi lentamente e con incedere dinoccolato è tornato verso di noi e con la sua voce flebile e roca, sollevando il pollicione e mostrando un sorrisone da bambino felice ha sussurrato: “Ok”. E noi abbiamo ricambiato con convinzione: sì, T. è tutto ok e lo troveremo un posto per te in questa vecchia e sgangherata Europa.







