
Lawrence House – Cape Town
Lawrence House – Cape Town
La Casa dove Elizabeth ha imparato a credere
L’arrivo
Era solo una bambina quando le porte della Lawrence House si aprirono per la prima volta davanti a lei. Nove anni, gli occhi pieni di domande senza risposta, il cuore che batteva forte per la paura dell’ignoto.
«Mi chiamo Elizabeth», sussurrò alla volontaria che le sorrideva dall’ingresso.
Accanto a lei, le sue sorelle. Erano tutto ciò che aveva di certo in quel momento: il Burundi era lontano, la madre era rimasta là, il padre viveva da qualche parte a Cape Town ma sembrava un estraneo. Lawrence House sarebbe diventata casa per i successivi dieci anni della sua vita.
«Benvenuta, Elizabeth», disse la volontaria, chinandosi alla sua altezza. «Qui sei al sicuro.»
La bambina annuì, stringendo la mano della sorella maggiore. Non sapeva ancora che quel luogo l’avrebbe vista crescere, piangere, ridere e, soprattutto, imparare a credere in se stessa.

Crescere tra muri che abbracciano
Elizabeth era una ragazza silenziosa, il tipo di persona che osserva prima di parlare, che ascolta prima di agire. A scuola era responsabile, matura per la sua età. Ma dentro portava domande pesanti come pietre: perché suo padre non si prendeva cura di loro? Perché doveva vivere in una casa famiglia? Perché non aveva i documenti che le permettessero di sognare un futuro?
In undicesima classe, quelle domande divennero troppo grandi per essere ignorate. Senza documenti, Elizabeth non poteva fare domanda per l’università, non poteva immaginare una carriera, non poteva nemmeno pensare a un lavoro stabile. Il futuro era una porta chiusa, e lei non aveva la chiave.
I mal di testa arrivavano all’improvviso, i crampi allo stomaco la costringevano a lasciare la scuola prima del tempo. Il corpo parlava quando la voce non ce la faceva più.
«Non so se ce la farò», disse una sera a un’educatrice che la seguiva in terapia.
Ma alla Lawrence House non mollarono. Lo staff e l’Advocacy Team dello Scalabrini Centre si misero al lavoro, tessendo una rete di supporto attorno a Elizabeth. Lettere, richieste, appuntamenti con le autorità. E poi, finalmente, il giorno in cui Elizabeth tornò dall’Ufficio Immigrazione con un permesso da richiedente asilo tra le mani.
«Ce l’ho fatta», disse, gli occhi lucidi.
Fu come se qualcuno avesse riacceso la luce.

Imparare a volare
Con quel documento, Elizabeth ricominciò a respirare. Le porte del futuro si aprirono di colpo: poteva fare domanda all’università, poteva sognare. Aveva iniziato a partecipare al programma di supporto transitorio, imparando a riconoscere le proprie emozioni, a prendere decisioni, a guardare avanti con speranza.
Ora, in dodicesima classe, Elizabeth si prepara agli esami finali. Ha fatto domanda all’Università di Cape Town e all’Università del Western Cape. I sogni che sembravano impossibili ora hanno un nome, un indirizzo, una possibilità.
«Negli ultimi dieci anni, questo posto è diventato molto più di una casa famiglia», dice Elizabeth, seduta nel salotto della Lawrence House, dove ha riso e pianto mille volte. «È stato il mio rifugio, la mia famiglia, il luogo dove sono davvero cresciuta.»
Le sorelle sono uscite prima di lei: una nel 2020, l’altra nel 2021. Ma il legame che le unisce è indistruttibile, come le fondamenta di una casa che resiste alle tempeste.
«Qui ho imparato a essere indipendente, a fidarmi, a prendermi cura degli altri. Non è sempre stato facile, ma ogni momento mi ha reso quella che sono oggi», continua Elizabeth, la voce ferma nonostante l’emozione.
A diciannove anni, si prepara a lasciare la Lawrence House. È eccitata per quello che verrà, ma il cuore le si stringe all’idea di dire addio al luogo che l’ha cresciuta.
«La Lawrence House farà sempre parte di me. Porterò con me il suo amore, le sue lezioni e i suoi ricordi ovunque andrò.»

Oggi
Elizabeth studia, sogna, progetta. Ha imparato che il futuro non è un diritto scontato, ma una conquista quotidiana. E sa che, ovunque andrà, porterà con sé la certezza che qualcuno ha creduto in lei quando lei stessa faticava a farlo.
La Lawrence House continua ad aprire le porte a bambini e ragazzi che, come Elizabeth, hanno bisogno di un posto dove sentirsi al sicuro. Un luogo dove crescere, dove essere ascoltati, dove imparare che i sogni – anche quelli che sembrano impossibili – possono diventare realtà.
È così, una casa che accoglie cambia il mondo: una persona alla volta, un sogno alla volta.






