Ceuta si trova sulla cosiddetta
Western Mediterranean Route, la rotta del Mediterraneo Occidentale. È una delle due città spagnole situate nel continente africano, insieme a Melilla, sullo stretto di Gibilterra. Una parte significativa della popolazione è di origine marocchina e, pur essendo cittadina spagnola da generazioni, conserva lingua, tradizioni e religione delle proprie radici.
In passato, uno dei motivi che rendeva questa rotta attrattiva era la possibilità di raggiungere territorio dell’Unione Europea senza attraversare il mare, essendo Ceuta politicamente Spagna ma geograficamente collocata in Nord Africa. Nel 2018 questa rotta è stata la più percorsa per l’ingresso irregolare nell’UE, con quasi 60.000 attraversamenti.
Negli ultimi anni, a seguito di accordi tra Spagna, Unione Europea, Frontex, Marocco e altri paesi africani, l’accesso a Ceuta e Melilla è diventato estremamente difficile. Le frontiere sono fortemente controllate, Il doppio muro di separazione (circa 12 km, esteso in parte fino al mare) è stato rinforzato: nel 2020 il filo spinato superiore è stato rimosso e sostituito con altri sistemi di dissuasione, portando le barriere fino a 10 metri di altezza. Una strada di vigilanza tra le due recinzioni consente le pattuglie continue delle forze di sicurezza. Scavalcare queste barriere rimane quasi impossibile, e la maggior parte dei tentativi di ingresso viene bloccata immediatamente dalle autorità di frontiera.
Sorpassarlo è quasi impossibile. Chi tenta di arrivare a Ceuta o Melilla proviene sia dall’Africa Sub-Sahariana sia dal Nord Africa, in particolare dal vicino Marocco. In generale, i marocchini scelgono soprattutto la via marittima, spesso cercando di raggiungere Ceuta a nuoto, percorrendo tratti brevi ma estremamente pericolosi. Le persone provenienti più dal sud, invece, tentano più frequentemente di superare il muro di confine.
Molti migranti rimangono bloccati per anni nella zona di frontiera: alcuni si stabiliscono temporaneamente in Marocco lavorando in modo informale, altri ripiegano sulla rotta delle Canarie, mentre alcuni continuano a provare l’ingresso da Ceuta o Melilla finché non ci riescono.
Chi riesce ad arrivare a Ceuta, se proveniente da paesi dell’Africa Sub-Sahariana, spesso finisce nel Centro Temporal de Inmigrantes (CETI), centro di prima accoglienza con capacità per circa 500 persone, prima di essere trasferito nella penisola. Le persone di origine marocchina che desiderano richiedere asilo, invece, non possono accedere al CETI fino al primo colloquio, ottenibile solo tramite una prenotazione online che, nella pratica, è spesso controllata da gruppi che le rivendono illegalmente a cifre elevate. Per questo motivo molti restano a Ceuta mesi o anni, vivendo per strada o in condizioni precarie mentre raccolgono il denaro necessario per poter avviare la procedura.
I missionari Scalabriniani, responsabili della pastorale migratoria della diocesi di Cadice e Ceuta, gestiscono la casa Centro San Antonio (in foto), dove si svolgono attività di sensibilizzazione (in collaborazione con l’associazione Cardijn) e attività ricreative e formative per le persone che vivono nel CETI (da parte dell’Associazione Elìn).
Cosa fa ASCS a Ceuta
Da gennaio 2024 abbiamo iniziato una presenza stabile a Ceuta nel Centro San Antonio (in foto) per offrire supporto alle persone migranti senza soluzione abitativa. Attualmente è attivo un servizio di docce per chi vive in strada, fondamentale per la prevenzione di malattie cutanee come la scabbia.
Il centro San Antonio funge anche da casa di accoglienza: in collaborazione con i missionari Scalabriniani e la Red del Segretariato di Migrazione di Cadice e Ceuta, abbiamo attivato un’accoglienza, rivolta in particolare a giovani adulti migranti in situazione di vulnerabilità, molti dei quali sono ex tutelati, spesso senza documenti o in attesa di completarli. Il passaggio alla maggiore età li espone a grandi fragilità: molti non hanno una rete familiare o istituzionale, e possiedono competenze formative limitate, fattori che rendono difficile l’inserimento lavorativo e rischioso il percorso verso l’autonomia.
In questo contesto, il Centro San Antonio vuole essere molto più di un servizio: un luogo in cui ritrovare sicurezza, dignità, stabilità e un senso di casa, dove ogni persona viene accompagnata con attenzione umana, ascolto e vicinanza.
Le attività sono gestite operativamente da due/tre volontari/operatori ASCS, in coordinamento con la Pastorale Migratoria e le associazioni locali.
Nell’ambito della sensibilizzazione, co-organizziamo anche campi di volontariato nella zona di Ceuta e Tetuan, con i prossimi previsti per l’estate 2025, in collaborazione con l’associazione Cardijn e Tierra de Todos.